mercoledì 27 ottobre 2010

"WAR" – guerra all’arte svenduta

(I'm sorry I'm not translating this long post in English.)

Buongiorno a Tutti!
Appendo anche io il manifesto di WAR, che si è tanto visto girare nel corso di queste giornate sui blog.

Domani comincia Lucca (credo!) per cui sono quasi in ritardo - LOL!

Concedetemi prima una piccola premessa riguardo al mio attuale rapporto-sentimento con la piccola (anche moralmente) editoria italiana.

Io non andrò quest'anno alla fiera, perchè non ho motivo di farlo.
Il fumetto è stata la mia grande passione per quasi 10 anni (ho decine di colleghi che posso chiamare con affetto AMICI), ma è anche stato una grossa fonte di dolore, stress, sangue cattivo ed umiliazioni.

Non me la sento ancora di parlarne completamente, anche se mi riprometto di farlo da mesi, perchè ho tante ferite mentali che faccio fatica ad accettare, a questo proposito. ^__^'

Io ho smesso di lavorare nel mondo del fumetto per tanti motivi: critiche SEMPRE troppo cattive, confronti impari, indifferenza o cattiveria nei rapporti datore di lavoro-lavoratore, soldi dimezzati o minacciati, di lavoro in lavoro.

Io sono una professionista, non sono un genio di bravura, ma sono professionale.
Professionale nel modo in cui affronto ogni singolo lavoro, nel modo in cui rispetto le scadenze e il materiale che mi viene fornito. Professionale per come rispettaVO i miei editori.

Ma perchè non ho avuto lo stesso trattamento?
Perchè il mio lavoro si è svalutato?
Perchè i rapporti con gli editori mi sono sempre sembrati più minacce che accordi?

Sono stata delusa da questo punto di vista TALMENTE tanto da dire basta.
Non ho più accettato compromessi che mi facevano sentire umiliata, che mi impedivano, a 30 anni, di decidere di farmi una famiglia, con tanto di casa, matrimonio e figli.

Premetto che io non ho smesso di fare fumetto perchè mi dava fastidio fare disegni per il pubblico. (Ci mancherebbe altro!)
Il pubblico è stata la mia UNICA forza per anni, per quanto piccolo, modesto e raccolto.
Ricordo con affetto decine di facce.

Non so se queste persone abbiano venduto i miei disegni x 2 lire, ma non credo, o almeno spero che non l'abbiano fatto. ^_^'
Io ho disegnato per loro perchè amavo disegnare. Gli editori mi pagavano uno stipendo degno ed ero felice, ma poi tutto è cambiato (non scendo nei dettagli).
^_^'

Io credo che questo manifesto creato dai disegnatori sia solo un inizio. Un inizio per dimostrare la volontà di cambiare le cose da parte di questa parte lavoratrice che si sente pestata, nell'onore, nei diritti, nel portafogli e nella dignità.

Non si tratta solo di far pagare gli sketch, ma di sensibilizzare il pubblico al fatto che questa professione è destinata a morire, perchè gli autori non ci possono vivere (oppure si? disegnando 40 pagine al mese per farci su 1000 euro? Immaginate che qualità!).

Ma ora lascio spazio al manifesto, buona lettura:

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CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER LA DIFESA DEL LAVORO DEI DISEGNATORI DI FUMETTO

Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto.
Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento.
Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani.

Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti.
Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato. Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente. Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante.

La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte.
Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente.
Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo.
Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.

La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale.
Qui di seguito potete leggere il suo contributo: “Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”.
In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto.

Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ - comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-). Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori.
Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che malcelano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli.

Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così.
Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza. Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale. “

Avv. Eleonora Trigari

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Naturalmente, aspetto con ansia le vostre impressioni.
Sensibilizzare le persone è il primo passo per combattere le malattie sociali.
Servono più tutele e serietà, da parte di tutti.

Manuela Soriani

5 commenti:

Fabio Milito Pagliara ha detto...

bravi fatevi valere e non scendete a compromessi!

il fatto che lavorato con passione e piacere non deve farvi dimenticare di essere professionisti

noi siamo con voi!

Christopher Possenti ha detto...

Ciao Manu!non so quando avrai il tempo di leggermi, in ogni caso:
volevo pure io far presente come vivo le difficolta' ke il nostro lavoro ci porta ad affrontare..

Premesso ke ormai il sogno di diventare ricchi col fumetto era gia' svanito da un pezzo:D
(senza neppure troppi drammi!) anch'io mi sono trovato a fare i conti con compensi bassi ke non si potevano discutere, un futuro lavorativo sempre incerto e un presente ke augurerei a pochi...
E l'unica cosa ke mi viene da dire e': MAKKECCAVOLO ma non potevo tenermelo come hobby, questo cavolo di lavoro?!

E invece NO. Ho deciso di fare il fumettista, di star sveglio la notte con la paura di non riuscire a pagare l'affitto, col dubbio ke forse non avro' mai l'autonomia x mettere su famiglia e tutto il resto...
Mannaggia a me!!
Sai, a volte ho l'impressione di non aver scelto io..

admin ha detto...

Gentile Manuela, grazie per aver postato il nostro manifesto. Hai perfettamente centrato la questione. Per far rispettare la propria professionalità è necessario cominciare a mettere dei paletti. In effetti questa campagna vuole essere soltanto l'inizio, vogliamo dare l'avvio ad un cambiamento radicale del modo di considerare i disegnatori. Come qualcuno di voi avrà visto leggendo qui e là, ci sono perplessità, c'è il timore di perdere l'attenzione dei lettori, ma noi siamo convinti della bontà dell'iniziativa e ringraziamo tutti quelli che vorranno sostenerla.
Scuola Internazionale di Comics

nightwing ha detto...

leggo solo ora
Non ho mai avuto modo di acquistare nulla di tuo ma da quello che ho potuto vedere qui non solo sei brava ma anche molto professionale.
La prima cosa che sento di dirti è:mi dispiace.
Mi dispiace che lasci, mi dispiace che il fumetto perda una brava fumettista,mi dispiace che il tuo sogno non possa continuare e mi dispiace che questo ambiente sia talmente pieno di squali.
E' un po' il problema italiano dei liberi professionisti che se non sono nomi altisonanti devono per forza avere un profilo basso pur meritando di più.
Spero che tu trova tempo modo e perhè no gioia di disegnare ancora e magari che torni a essere un lavoro giustamente retribuito affiancato magari a qualcos'altro che ti permetta anche di vivere degnamente
Con affetto e stima
Massy

morethancomics ha detto...

anche io leggo solo ora e mi accodo al dispiacere di tutti.
ma hai fatto bene.
io mi ritengo parecchio fortunato, solo se lavori per alcune major puoi vivere e fare quello che ho scelto. sono bravo? naah. sono fortunato. e se non hai fortuna sei fottuto.
sono le cose che mi fanno incazzare come una iena, tipo il fatto che professionisti come te devono abbandonare perchè il nostro lavoro non è equiparato nemmeno a quello di un operaio.
mi fa incazzare che ci siano persone che ogni santa volta mi chiedono uno schetch alle fiere pensando che sia un mio dovere LAVORARE per loro gratis. non è nemmeno colpa loro, è che li abbiamo abituati così!

l'unico consiglio che mi sento di dare ormai ai miei alunni dell'accademia e di tenere il fumetto come hobby: perchè, così com'è non è un lavoro vero. è triste e bisogna cambiare. a tutti i costi.
tu hai fatto un passo coraggioso e, nel dolore, hai tutto il mio appoggio.

un abbraccio

daniele.